BIBLIOTECA SORMANI – SPAZIO MOSTRE

29 ARTS IN PROGRESS GALLERY
2 Marzo 2019

BIBLIOTECA SORMANI – SPAZIO MOSTRE

16 MARZO – 4 MAGGIO 2019

CORSO DI P. VITTORIA, 6 MILANO

Orari di visita:
DAL MARTEDÌ AL SABATO 11–19

C.ARGENTIERO/V.CARNISIO/G.LEONE/S.LAGOSTINA /R.VENEGONI/ F.PONTIGGIA

SEI A MILANO

Libro in mostra – Collana Afi marzo 2019
di Carlo Ottaviano
“Sei a Milano”. Sei nel senso di trovarsi qui e non altrove oppure nel senso del Municipio numero 6, quello dei Navigli che così fortemente caratterizza la città? Sicuramente l’uno e l’altro, tanto che potremmo anche titolare questa bella raccolta di fotografie d’epoca e di oggi con un significativo “Essere Milano”. Le diverse immagini – e il valore dell’insieme sta proprio nella diversità di occhi, temi, mano, sensibilità degli autori – ci offrono la fotografia più nitida dell’essere milanesi oggi, del sentirsi parte della città, la cui caratteristica principale è l’orgoglio di sapersi una comunità viva, in continuo cambiamento, che negli anni ha dato occasioni a tanti e tante continua a darne. Milano, come tutte le metropoli, ha enormi problemi, ma la sua marcia in più è l’orgoglio di chi la vive. E’ facile, quasi banale, apprezzare le rigorose linee della moderna City Life, ma guardate – poche pagine più avanti, pochi chilometri più in periferia – la stupenda perfezione di macchie, pareti scrostate, vecchie tende, panni stesi ad asciugare di un palazzone-alveare, probabilmente abitato dai nuovi milanesi.
Ecco, le pagine che abbiamo in mano sono uno scrigno ricco di memoria, un trattato di sociologia su una città che ha accolto e sa accogliere chi arriva da lontano, non negando a nessuno l’opportunità di dipingere o anche solo di immaginare il quadro dei suoi sogni, sia esso appena un disastrato patchwork o un ghirigori appena accennato . Milano di oggi – nel senso del people multietnico e interclassista di cittadini e turisti – c’è perché in molte cose è quella di ieri avendone conservato e custodito l’umore, la geografia, perfino la struttura dei nuovi palazzi che rimandano ai cortili e ai ballatoi delle case di ringhiera del tempo andato. Lo stesso pescatore sulla Darsena mutua il gesto da suo nonno o suo padre che però - prima di sedersi pazienti ad attendere un pigo, un canevano o magari una trota marmorata - erano costretti a districarsi nel dedalo di auto parcheggiate che oggi – merito agli amministratori! – non ci sono più. L’uomo che un tempo leggeva il giornale formato lenzuolo in strada, ha sicuramente un nipote che adesso sfoglia il quotidiano sull’i.pad, perché comunque è la città col più alto tasso di lettura e non solo col maggior numero di case editrici. Le scritte – talvolta ammonimenti – sui muri ci dicono dell’attaccamento nel tempo dei cittadini ai loro quartieri. Infine, mi piace pensare che le antiche osterie e le mescite di vino sfuso - si chiamavano in dialetto “trani”, con riferimento al vino che arrivava dalla Puglia - sono state sostituite dai tanti ritrovi dove si mangia bene e si chiacchiera (e che per fortuna poco hanno a che spartire coi locali degli anni da dimenticare della “Milano da bere”).
Rispetto alle foto degli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso, non c’è più la classe operaia con i cartelli col volto di Luciano Lama (e fortunatamente sono scomparsi anche i pantaloni da uomo a zampa d’elefante). C’è invece lo stesso tram giallo crema, come i primi prototipi del 1928. Anzi, ce ne sono ancora un centinaio, perfettamente funzionanti, simbolo della Milano del fare e disfare, ma che non butta nulla e valorizza la propria memoria, come patrimonio e prima risorsa rinnovabile, come appunto è l’energia pulita.
Ps: ogni singolo scatto meriterebbe una chiosa. Mi limito all’ultimo che ho citato, la foto del tram. Scorre alle spalle di una coppia che si bacia. Milano è città anche romantica, basta avere gli occhi per vedere, come quelli dei bravissimi Virgilio Carnisio, Claudio Argentiero, Silvia Lagostina, Roberto Venegoni, Giuliano Leone, Franco Pontiggia. A loro va il ringraziamento di uno nato in Sicilia e vissuto tanti anni a Roma, insomma che non avrebbe nulla da invidiare a Milano. E invece ...