PALAZZO MARLIANI CICOGNA

PALAZZO LEONE DA PEREGO
1 Marzo 2019
BIBLIOTECA COMUNALE BUSTO ARSIZIO
1 Marzo 2019

PALAZZO MARLIANI CICOGNA

Palermo, via D'Amelio. © Tony Gentile

17 MARZO – 28 APRILE 2019

PIAZZA VITTORIO EMANUELE II – BUSTO ARSIZIO (VA)

Orari visita: martedì, mercoledì e giovedì 14.30-18.00
venerdì 9.30-13 e 14.30-18
sabato 14.30-18,30
domenica 15-18,30
CHIUSO DOMENICA 21 APRILE - PASQUA
Ingresso libero

TONY GENTILE

La Guerra, una storia siciliana

“Fotografia, cronaca e memoria sono sempre state le basi fondamentali del mio lavoro”. Tony Gentile ha iniziato a fotografare a Palermo alla fine degli anni '80 e in quegli anni Palermo era una città dove non era facile vivere e lavorare, era una città in guerra. Una guerra che ha toccato la vita quotidiana della gente comune. Una guerra dichiarata dalla mafia allo stato e innescata, codardamente, a suon di bombe. Ordigni che hanno distrutto strade ed edifici, ma soprattutto hanno strappato la vita a coraggiosi uomini dello stato, uomini che hanno sempre creduto nel valore della giustizia e della legalità. Uomini e donne che hanno lavorato con determinazione affinché la mafia potesse essere definitivamente eliminata. "La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani è destinata a finire", diceva Giovanni Falcone. A distanza di 30 anni le fotografie di Gentile, raccolte quotidianamente durante i suoi anni di lavoro a Palermo negli anni 90, rappresentano un pezzo di storia importante dell’Italia. Raccontano episodi di vita della gente di strada, la politica di una nazione nel pieno di trasformazioni epocali, la violenza della mafia e la reazione forte dello Stato. Testimoniano la transizione emotiva che Palermo e la Sicilia hanno vissuto in quella stagione drammatica, la nuova consapevolezza e il desiderio di riscatto di un popolo che ha voluto fortemente reagire all’arroganza di cosa nostra. E nel fare questo ha preso come simbolo il sorriso di due uomini, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, immortalati da Tony Gentile 57 giorni prima che Falcone venisse ucciso. L'immagine più famosa dei due magistrati, di due grandi amici, da sempre e per sempre uniti nella vita come nella morte.
Questa fotografia divenne quasi immediatamente un'icona nazionale, una bandiera di legalità, esempio e monito per intere generazioni. La mostra, nata in concomitanza con la pubblicazione del libro “La guerra, una storia siciliana” non è solo l’occasione per fare un bilancio del lavoro di Tony Gentile in quegli anni maledetti; è anche un progetto per conservare la memoria, un modo per testimoniare l'amore dell’autore per la fotografia documentaria e il fotogiornalismo. Quel fotogiornalismo fatto di cronache quotidiane che spesso vengono dimenticate ma a volte però diventano storia. Una fotografia che quando diventa Storia ci aiuta a riflettere sul nostro passato e su quanto ancora dobbiamo fare per una liberazione piena e definitiva dalla mafia.

ULIANO LUCAS

COGLIERE IL REALE, PERCORSI AI MARGINI DEL VISIBILE

Courtesy FIAF
“Solo chi, prendendo posizione,
ha fatto la sua pace dialettica con il mondo,
è in grado di cogliere il reale”
Walter Benjamin


Il filo che ho scelto di seguire e srotolare è quello del percorso, dei percorsi di un freelance che ha vissuto e raccontato luoghi posti ai “margini” del sistema dell’informazione. Lucas ha dato visibilità a vite insediate ai bordi, raccontando esistenze consumate nelle zone in ombra, mettendo a fuoco realtà che solo marginalmente ed in negativo intravediamo passare fugacemente sullo schermo mentre sprofondati nei nostri salotti consumiamo ipnotiche serate. Lucas attraverso le storie e le vicende narrate compie in modo inesausto una continua “verifica della realtà più complessa”1, mostrandoci da una angolazione critica diversa quegli aspetti della nostra stessa esistenza quotidiana che ci sfuggono. La opzione di scandire la lettura delle immagini attraverso la restituzione dei “percorsi”, ovvero dei luoghi e delle esperienze, che hanno appassionato e coinvolto il fotografo nel corso del tempo, si ricollega alla suddivisione delle fotografie conservate nell’archivio del freelance proposta nel sito2. I “Percorsi” fotografici di Lucas sono intensi e radicati nella pratica delle relazioni, disegnano una mappa di luoghi e storie, che più volte si intersecano. Lucas ritorna a distanza di tempo sul “campo” per vedere cosa è cambiato, come si è trasformata quella realtà che aveva fotografato tanti anni prima. I suoi “percorsi” non sono mai affrettati, con passaggi in successione lineare da un evento all’altro; per comprendere e riflettere, per sentire la“realtà” Lucas introduce nella pratica fotografica un diverso uso del tempo. Stabilisce un nesso tra la temporalità dell’atto fotografico ed il sentire la esperienza della quotidianità e, quando si pone di fronte al soggetto da fotografare, introduce nel suo racconto per immagini il tempo qualitativo.
Lucas afferma nella fotografia il tempo lento della “percorrenza”, quello che ci permette di cogliere un senso nei momenti “banali” della vita quotidiana, di vedere i segni delle trasformazioni nelle nuove configurazioni territoriali. L’atto fotografico è sempre una scelta che inizia quando decidiamo quale soggetto riprendere, da quale angolazione ed in quale atteggiamento.
Fotografare per Lucas non è un atto fine a se stesso, egli vuole dare visibilità a realtà marginali, dare un senso ai fatti e, questo senso, vuole trasmetterlo agli altri.

IL PAESAGGIO NELLO SPAZIO

Progetto degli studenti dell’Istituto Italiano di Fotografia

A cura di Erminio Annunzi.
La rappresentazione dello spazio è un compito arduo per la fotografia. Da un punto di vista fisico, si tratta di ridurre un concetto tridimensionale, altezza, larghezza e lunghezza, in uno compresso e limitato come lo spazio fotografico, che è fornito di sole due dimensioni; inoltre c’è pure da considerare il rapporto con il tempo che lo spazio allaccia sistematicamente ad ogni soffio di otturatore.
In questo ultimo caso ci troviamo ad affrontare la dicotomia dello spazio fotografico, ovvero se in relazione al tempo, lo spazio è “agito” o “agente”.
Prendendo in esame la fotografia, come se fosse un puro testimone più o meno cosciente, ci troveremmo ad analizzare il puro accadimento del reale, quindi un insieme “esterno” alla fotografia stessa e questo pone termine al valore dell’azione linguistica inserita nell’immagine. Tale concetto è stato ben analizzato da Viviana Gravano che in un suo scritto pubblicato sul libro LE IDEE DELLA FOTOGRAFIA di Claudio Marra cita - ...La dinamica interna dell’immagine non dipende affatto dall’azione che vi viene tracciata, impressa, o imprigionata, ma è l’azione linguistica insita nell’immagine che risponde a sue dinamiche interne: fotografare un evento non vuole dire riprodurre il tempo e lo spazio di quell’evento, ma vuol dire creare il tempo e lo spazio di riproduzione di quell’evento... -.
Per risolvere questi “piccoli” problemi, ci vengono incontro molti artifici visivi e compositivi: i colori, la variazione tonale, la geometria, le forme, la prospettiva piana e molto altro ancora.
Di diversa natura è la rappresentazione concettuale dello spazio, perché non si deve affrontare il problema attraverso la sola riproduzione spaziale, bensì è necessario che lo spazio sia un contenitore di forma non definita in cui, la commedia/tragedia dell’umano destino, si manifesta in un gioco dove i ruoli, tra luogo stesso e umano agire, si intersecano strettamente creando un unicum visivo.
L’uomo non è il solo giocatore autorizzato a giocare nello spazio, lo fa anche la natura, la quale piega le regole del gioco stesso secondo principi creativi ed evolutivi propri, oggi molto distanti dal procedere umano, il quale è concentrato unicamente su valori economici e di fruibilità ludica. Possiamo affermare che questi due player giocano sullo stesso tavolo ma con regole diverse e sostanzialmente in contrapposizione tra di loro. Queste sono le premesse del lavoro svolto dagli studenti dell’Istituto Italiano di Fotografia: un’indagine che si è concentrata non solo sulla riproduzione spaziale fotografica ma anche sul principio di spazio concettuale in relazione alle “forme” ed al “tempo” insite nelle idee della rappresentazione fotografica. Questo lavoro, svolto a più mani, mette in risalto le opportunità linguistiche espressive proprie della forma fotografica, che non è semplicemente legata alla riproduzione dello spazio e del tempo in quanto tali ma piuttosto alla forma e alle sostanze delle idee.

YAO Zhenhai

Il porto cinese di Yingkou

Mostra a cura di Zhu Hongyu
Nel 1980 inizia la costruzione del porto Yingkou, nella zona di sviluppo economico e tecnologico di Bayuquan nella città di Yingkou, provincia di Liaoning. YAO Zhenhai ha rivolto l'obiettivo della sua fotocamera in questa vibrante terra di speranza finanziaria. Vedendo il porto da un piccolo villaggio di pescatori, trasformato rapidamente in uno scalo moderno, per oltre 40 anni ha registrato lo sviluppo dell’area attratto dai mutamenti, con la sua macchina fotografica. Quando ho iniziato a girare Yingkou Port, YAO Zhenhai è anche un fotografo amatoriale nella gioventù istruita della campagna. Ha usato la fotocamera comune a doppia lente del gabbiano per registrare lo stato originale della costa nel sito del porto; e poi, le scene del porto durante il periodo di pianificazione ed esplorazione furono prese una dopo l'altra. Il 20 giugno 1984, Yingkou Bayuquan Port diede il via al primo sparo della montagna, spostò la montagna per recuperare il mare, riparò la diga e costruì la diga. La costruzione portuale è stata lanciata su larga scala. Vedendo i cambiamenti in continua evoluzione, YAO Zhenhai ha premuto rapidamente l'otturatore. Ha usato 40 anni di guardia; Più di 10.000 foto hanno registrato questa scena spettacolare. Indipendentemente dal vento e dalla pioggia, non importa quanto sia caldo o freddo, YAO Zhenhai deve andare al porto per dare un'occhiata, attraverso l'obiettivo; Vide la magnifica immagine della costruzione del porto marittimo e il duro lavoro e la saggezza dei lavoratori portuali.
 

YAN CANGNA

Ritratti di lavoratrici cinesi

Con il più alto tasso di partecipazione alla forza lavoro nel mondo, la maggior parte delle donne cinesi, tra cui mogli e mamme, scelgono di lavorare trovando un equilibrio tra famiglia e carriera, il che significa dover affrontare sia le faccende domestiche che il lavoro, come avviene in Italia e in tantissimi Paesi europei. Oltre a ricoprire ruoli di casalinghe, baby sitter, insegnanti per l'infanzia e persino autiste di famiglia, sono anche responsabili delle incombenze quotidiane e della gestione finanziaria, lavorando nelle fabbriche, nei cantieri e nelle aziende alla pari degli uomini.
In considerazione del fatto che le donne hanno fatto più sforzi degli uomini, ho deciso di documentare con il mio progetto un gruppo di lavoratrici cinesi mostrando la loro perseveranza e l’impegno nei differenti ambienti di lavoro, in particolare nelle aziende di produzione.
Dai loro volti emerge la fatica, la felicità, la tristezza, la fiducia, la confusione, la coabitazione, la rassegnazione.
Fino ad oggi, ho girato in 25 stabilimenti in 17 province cinesi, e ho in programma di continuare il progetto in altre 8 imprese situate in 5 province, per un totale di circa 300 ritratti di lavoratrici delle industrie del tessile, tintoria, vestiario, calzature, acciaio, attrezzature meccaniche, fonderie, costruzioni edili, alimentari, medicina, fusione di rame, agricoltura moderna e zootecnia. Oltre alla nazionalità Han, alcuni di loro provengono da minoranze etniche come Hui, Mongolia, Uygur, Kazak, Miao, Buyi, e rappresentano una importante forza lavoro per il Paese.
Il tema del lavoro, dei diritti e della sussistenza è al centro di questo progetto.
 

STUDENTI LICEO ARTISTICO CANDIANI di Busto Arsizio

Fobie

Parlare di paura, immotivata e irrazionale, nel nuovo millennio. Questa è la sfida. Dare corpo e immagine a quello che tanti di noi vivono veramente, nel corso delle esistenze quotidiane. I giovani ci pongono davanti a questa sfida: guarda negli occhi la Medusa, dicono, non nasconderti nei tuoi facili infingimenti. Sì, perché le fobie, un tempo, erano da considerarsi semplici distorsioni individuali, malesseri di pochi incapaci di adattarsi ad una presunta normalità. E oggi? Siamo sicuri che sia così? Oppure l’allarme lanciato da questi giovani ci riguarda da vicino, risveglia le nostre coscienze di adulti intorpiditi dall’abitudine, dalla stanchezza di momenti sempre uguali. C’è un messaggio in queste fobie rilanciate e denunciate? È forse il messaggio di un mondo che va verso la patetica e narcotizzata autodistruzione? E chi è innanzitutto responsabile: i nostri figli? Certo, no. Siamo noi, adulti consolidati nelle nostre posizioni, a dover dare conto. Sono ancora, le fobie, forme dell’irrazionale? O sono, invece, allarmi ben chiari da parte di chi sente che la verità dell’esistenza è tradita? Tradita dai padri e dalle madri, da noi. Adulti. Non vale più, crediamo, la lezione del tanto amato Freud. Le fobie sono l’allarme unico e possibile di chi, da noi dipendente, figlio nostro e nostro erede, riceve in cambio tradimento. Per noi che, come docenti, lavoriamo giorno per giorno con i figli delle nostre generazioni, questo è chiaro. Il patto fondativo è stato frantumato. Inutile girarci attorno: l’unica possibilità è che il mondo adulto si prenda carico del cambiamento ed operi una svolta a favore della vita e contro il dissennato sfruttamento del pianeta, in nome di una ricchezza futile e divoratrice che non potrà far altro che portarci alla rovina. È Gaia, la madre terra, che urla nelle paure dei nostri figli. Nelle paure che, se abbiamo il coraggio della sincerità, sentiamo anche nelle nostre vene. Fobie irrazionali? Fobie individuali? Forse, un tempo. Oggi sono allarmi sociali e collettivi, che porterebbero a riscoprire l’unica utile parola per la rinascita: solidarietà e rispetto per ogni forma di vita. È Leopardi, nella Ginestra, a lasciarci questa eredità: diamo ascolto alle paure dei nostri figli, riconosciamo in esse le nostre paure e prendiamone atto con coraggio perchè questo è l’unico modo per salvarci, per uscire dal sonno dell’incoscienza e reagire, con impeto etico e razionale, alla disfatta. Hanno ragione, altrimenti, i nostri figli: non rimane che urlare.

ERSEN SARIOZKAN

La strada, palcoscenico del mondo

“Lungo una strada o su un marciapiede, in lontananza vedo l'istante inafferrabile, quello che non possiamo prevedere. Come una scintilla fugace, mi fa sussultare e mi porta ad afferrare istintivamente la mia macchina fotografica. Per una frazione di secondo, tutto è sospeso. Per un breve periodo, il mondo smetterà di muoversi, la folla si congelerà. Colori, forme e contrasti si imprimono sulla mia retina. Ero lì! La musica, le risate, gli sguardi, i profumi, faranno parte di me per sempre. Voglio solo trasporre fedelmente la semplice espressione, l'essenza. Come testimone, voglio solo contemplare e catturare questa fragile agitazione, che sa emozionarmi e meravigliarmi ogni volta”

MEDICI FOTOGRAFI CINESI

Love is always there – L’amore è sempre lì

Mostra a cura di Zhu Hongyu
Un tempo fotografare era un sogno degli umani, una nuova scoperta per registrare ciò che vedevano e realizzavano sotto forma di immagini.
In futuro fotografare diverrà un elemento, un odore, un raggio di luce che si scioglierà nel tempo, che attraversa lo spazio e si trasforma in una nuova era (Shufeng Li).
Come noto, medici e pazienti sono compagni nella stessa trincea, combattendo insieme contro le malattie. Una relazione amichevole tra medici e pazienti basata sulla comunicazione e la conciliazione illuminerà lo stile di vita di entrambi, rendendo tutto più gradevole.
Come accade, durante tutta la vita, dalla nascita alla morte, medici e infermieri sono presenti, quando serve, in ogni punto cruciale dell’esistenza.
Malgrado il progresso della tecnologia, la presenza degli operatori sanitari sarà sempre preminente, e nell’indole di queste persone è insito il concetto affettuoso di accoglienza e di amore, attivando relazioni che non si limitano a trattare la cura ma a sostenere eticamente il paziente, incoraggiando le persone a superare i momenti maggiormente critici.
La pratica medica si basa sulla scienza, ma dietro alla scelta professionale c’è una vocazione forte, che motiva prima gli studi e poi il mestiere che richiede impegno, cordialità e sentimenti amichevoli.
L'amore è a sinistra e la compassione a destra (di Bing Xin).
 

WIKTORIA BOSC

Corps Fragile

Corpi Fragili vuole mostrare la vulnerabilità del corpo femminile e, allo stesso tempo, l’espressione della sua forza, come l’immagine di una foresta che si rialza dopo il passaggio un uragano: le ferite non si cancellano, ma la parola spetta alla linfa vitale.
Nel corso degli incontri, le donne che hanno accettato di posare per me si confrontavano con le trasformazioni del loro corpo durante la malattia, i trattamenti e gli interventi chirurgici di ogni genere. E sembrava che fossero riuscite a domare quei corpi martoriati, feriti e ridisegnati. Mi sembra di aver percorso con loro il cammino di riconciliazione.
Mi piacerebbe che “Corpi fragili” sensibilizzasse il mondo esterno nei confronti di questo percorso veramente difficile nella vita di una donna, qualunque sia la sua età.
Ma piuttosto che sulla violenza mi sembra importante spostare l’attenzione sulla rinascita del corpo femminile, a questa controffensiva di dolcezza e maternità, a partire dalla quale, spesso, comincia una nuova vita.
Le immagini sono accompagnate da una testimonianza, ognuna delle donne fotografate evoca il suo rapporto con il corpo, con la malattia e con le cicatrici, condividendo con ciascuno di noi, come un mormorio sussurrato all’orecchio di un amico, qualche frammento di questa trasformazione fisica ed emotiva.
 

ALEXIS Berar

La gastronomia dello scarto

La “Gastronomia dello scarto” è un lavoro che si colloca tra natura morta e surrealismo. Abbiamo bisogno di mangiare per disquisire sulla realtà e l’intimità.
In questa sintesi l’Ichthus, incarnato o senza carne, solo o in gruppo, nel suo principale teatro, cioè il piatto, diventa specchio delle nostre relazioni con l’altro, con sé stesso, con il nostro immaginario collettivo.
La sequenza, talvolta analitica, talvolta metafisica riunisce i grandi quesiti delle sardine, da quando esse esistono.
Altro mondo, altri costumi, la vita in passato, le questioni religiose, le mutazioni, il “transardinismo”, l’ibridazione, la riparazione, l’essere e il non essere, Thomas Pesquet e l’odissea nello spazio...