PALAZZO LEONE DA PEREGO

PALAZZO MARLIANI CICOGNA
1 Marzo 2019

PALAZZO LEONE DA PEREGO

16 MARZO – 28 APRILE 2019

VIA E. GILARDELLI, 10 – LEGNANO (MI)

Orari visita: sabato e domenica e festivi: 10-12,30 / 15-19
Ingresso libero / accesso facilitato ai disabili
CHIUSO DOMENICA 21 APRILE - PASQUA

PEPI MERISIO

Nelle fotografie di Merisio c’è il profondo rapporto dell’uomo - prima ancora che del fotografo - con la sua terra, con la civiltà agreste, con un mondo patriarcale caratterizzato da una innata religiosità; c’è l’essenzialità di un linguaggio espressivo non incline alle ricerche formali o al facile effetto, c’è la semplicità di chi sa cosa vuol dire e come vuole dirlo. L’interesse fotografico di Pepi Merisio si è sempre focalizzato sulla quotidianità, sulla vita giorno per giorno, sul lavoro, sulla dignità dell’uomo. La sua è una documentazione autentica, vera; è una testimonianza partecipata (e del resto non potrebbe essere differentemente) ma ciò nondimeno fedele, spontanea, schietta. (Fulvio Merlak)
Nel suo archivio, di cui ... [ questa mostra è ] ... un piccolo e significativo esempio, c’è un importante pezzo della nostra storia recente: quello del dopoguerra e della tumultuosa trasformazione dell’Italia da agricola in industriale. Un racconto forte, anche se non gridato. Anzi, tanto più forte quanto meno gridato. È un racconto che ha l’ampio respiro dei grandi romanzi popolari. E ogni immagine è una sintesi, che non corre il rischio del bozzetto, come le migliaia che hanno trattato i medesimi argomenti, ma non sono opera di autori con il suo spessore. (Edo Prando)

VLADIMIR VASILEV

Bulgaria: un paese tra passato e presente

Non ho mai voluto lasciare il mio paese, la Bulgaria, ma l'ho fatto ... Ho indossato nuovi abiti su misura, ma ho rimosso e frantumato in mille pezzi i filtri con cui sono cresciuto e che non mi permettevano più di distinguere tra le apparenze del normale e la normalità delle apparenze. Non ho mai voluto lasciare la mia culla materna, ma l'ho fatto ... per tornare privo della travolgente sensazione che tutto ciò che vedevo straordinario e familiare e che la Bulgaria avesse solo una parte. Ora so che l'ho fatto per rimanere lì e fare la sua faccia invisibile (o schiaffeggiata?). Lascia che ti dica quello che gli sussurro non appena lo tocco con la punta delle dita ... Ci sono due modi di vivere, ma formano un unico mondo: con il passato o con il presente. Provando a cancellare una parte della tua cronologia e riscrivi un'altra parte oggi, sei diventato un palinsesto. Posso leggere tracce del Medioevo che non possono far parte del presente di un mondo europeo è diventato tale perché voleva cancellare la differenza tra ieri e domani. E ancora mi graffio, e più mi perdo nella mia confusione: hai perso la testa per voler conservare kroumir e vestigia del passato che non fanno altro che accentuare il tuo bisogno vitale di smettere di riscrivere e cancellare parole e promesse già confessate? Hai perso la vista? Non vedi i tuoi anziani in un buco nel fondo delle loro anime? Fortemente attaccati agli idoli e ai feticci - perché è tutto ciò che è rimasto - gridano la loro solitudine. Né palla o flauto: il risultato sembra distante e la musica è un'altra. Questo passato è pesante, futile, aneddotico, grottesco. Questo (fatto) fa della Bulgaria un treno (la vita) i cui carri sono troppo pieni per poter continuare le loro strade. Il treno si è fermato, i passeggeri sono ancora lì ... Destinazione finale? Europa? I Balcani? Diyarbakir? Eppure, quando togli i miei nuovi vestiti e mi tuffo nelle tue zone, so che i tuoi boccioli sono pieni di vita e c'è un solo desiderio che mi invade: stare con te, disegnare la tua faccia nascosta, farti vedere, ti sussurro parole morbide, ti amo, fotografa te. E questo palinsesto mi attira sempre di più, perché mi sento come se fossi una delle tue innumerevoli storie scritte sulla tua pergamena. Posso lasciarti? No! Il tuo passato - sono anch'io ....

STEPHANIE GENGOTTI

Circus Love - The magical life of Europe’s Family Circuses

Circus of love, è un progetto a lungo termine iniziato nel 2016 sul "Nouveau Cirque". Il lavoro è diviso in capitoli, ogni capitolo racconta la storia di una famiglia. I Brunette Bros. Danesi, Spagnoli e Italiani con il loro secondo circo più al piccolo mondo, percorrono l’Europa in carovane retrò. Les Pêcheurs de Rêves, Francesi, sono una famiglia di clown in cui Florence e Vincent interpretano Za e Krapotte, mettendo in scena una parodia del loro matrimonio. Teatri Mobili - Girovago e Rondella, burattinai italiani e artisti sudamericani si spostano su un autobus di linea trasformato in teatro, raccontando al mondo la loro storia d'amore iniziata 30 anni fa nei mari della Grecia. Il 'Cirque Bidon' uno straordinario circo francese fondato negli anni '70 da François Bidon, viaggia su carovane trainate da cavalli. Un mondo folle e surreale in cui la vita reale si incontra con il sogno, sulle note di colonne sonore originali, create appositamente per lo spettacolo. 'Circus love' è un progetto sulle famiglie nomadi, che incarnano molto più di uno stile di vita bohémien. Si definiscono orgogliosamente circensi moderni, artisti che hanno mutato e allargato o demolito le frontiere del circo tradizionale. Lo hanno trasformato, rendendolo qualcosa di molto diverso da quello inventato da Barnum&Bailey con freaks (fenomeni da baraccone) e animali, qui avviene un incontro e un connubio tra molte discipline e arti.

RONALD MARTINEZ

Il Potere della Luce. I dipinti fotografici di Ronald Martinez

Courtesy: 29 ARTS IN PROGRESS Gallery di Milano L’opera di Ronald Martinez è il risultato di una ricerca approfondita sulle infinite variazioni della luce sul corpo. Dal 2011 lavora su un progetto dedicato ai nudi artistici: ispirato dall’estetica pittorica italiana e dal luminismo caravaggesco, Ronald Martinez lavora al buio, con una sola fonte di luce posta sulla sinistra. Ad interessarlo è soprattutto l’uso che i grandi maestri hanno fatto del chiaroscuro. Più che fotografare Ronald sembra ridisegnare con la luce l’immagine. Passando attraverso gli innumerevoli esempi lasciati dai grandi interpreti della pittura italiana del passato nella rappresentazione del corpo e della nudità, Ronald è giunto a produrre delle immagini “pittoriche” di rara poeticità e di soffusa sensualità. I venti dipinti fotografici che saranno in mostra a Milano evocano le innovazioni dei maestri del Rinascimento, attraverso il chiaroscuro di Caravaggio e Cagnacci e la tavolozza di Velasquez. Il percorso espositivo include inoltre delle nature morte nelle quali l’artista confronta il tema della luce con altri soggetti. Le opere sono risultato di una personale ricerca artistica sulle variazioni infinite di luce sul corpo, ispirata all’estetica pittorica italiana. Ronald Martinez lavora al buio, utilizzando solo una fonte di luce che taglia la scena da sinistra a destra. Questa produce straordinari effetti in chiaroscuro, senza successivi interventi in post-produzione. L’artista, più che fotografare, sembra ridisegnare l’immagine con la luce. Nelle opere le sfumature delineano i contorni dei corpi e fanno emergere i toni della pelle. Prendono vita scenari contraddistinti da una vera e propria forza estetica e da una delicata ricchezza sensoriale.

GABRIELE MARIA PAGNINI

An inside View – Dentro lo sguardo

Il ritratto è un’arte difficile e fa nascere talvolta la paura che chi ci fotografa possa portarci via l’anima, o almeno il nostro io più segreto (nelle antiche culture e in alcune religioni era infatti considerato un tabù). Le fotografie realizzate da Gabriele Maria Pagnini per alcune delle riviste più importanti a livello internazionale come Vogue, Harper’s Bazaar, Vanity Fair, sono il risultato di un “corpo a corpo” tra lui e le persone ritratte. Immagini che, in qualunque situazione siano state realizzate sono pensate come quadri. La loro caratteristica più sorprendente è la capacità di percepire l’imprinting di chi è davanti all’obiettivo con uno stile immutabile nel tempo e una cifra molto particolare, che ne fa emergere l’autenticità anche attraverso una sottile ironia e talvolta ne dissimula la vera natura. Gli occhi, la fronte, talvolta anche le mani emergono dal buio circostante, quasi un liquido amniotico, a indicarci gli aspetti che definiscono il carattere di chi è ritratto. Buio come forza creatrice che guida in modo infallibile l’occhio del fotografo nel momento dello scatto (un centesimo di secondo può essere un tempo lunghissimo in cui accadono eventi infiniti). Una sola luce, quasi sempre laterale, semplice ed essenziale (nelle foto in studio compare spesso una sorgente luminosa leggera, sfumata anche sul fondo) scolpisce il volto e ci ricorda l’inquieta ritrattistica del Cinquecento. Anche se realizzate con fotocamera analogica sono immagini da inserire nella tradizione pittorica (Pagnini coltivava il sogno di fare ritratti senza nessuna mediazione tecnica) che sanno cogliere e fissare in un momento irripetibile un gesto, un’espressione, uno sguardo, in cui si riassume tutta la personalità di chi viene ritratto e ne rivelano la segreta psicologia. (Pierparide Tedeschi)

QIAN JIN

Dynasty in Stone

C'è un termine in cinese chiamato "Weng Zhong" per descrivere la statua di pietra in forma umana e animale, che si trova di fronte al mausoleo dell'imperatore cinese fin dai tempi antichi. La statua di pietra è emblema del potere reale. Questo ebbe inizio nel periodo della dinastia Qin e Han, da quel momento gli imperatori e l'importante banchiere adottarono questo rito. Il numero e lo stile dello status di pietra non rappresentano solo il potere, lo status significa anche il benessere ma anche una tradizione di civiltà e una etichetta della monarchia cinese. Questa serie fotografica registra le statue di pietra di Han, Tang, Song, Ming e Qing in Shanxi, Henan, Jiangsu, Liaoning e Hebei, e può essere fatta risalire alla dinastia Han di duemila anni fa, alla dinastia Qing di centinaia di anni fa. Dal punto di vista storico, i risultati di diverse culture e dinastie risalgono a circa duemila anni or sono, coesistendo nello stesso spazio, mutato nel tempo. Questo fatto, con una forte espressione identitaria, spinge a considerare l'affermazione di "esistenza e morte", come pensiero sostanziale nella cultura cinese. Nella prospettiva della dimensione temporale, tutte le forme corporee finiranno. Non importa la gloria, la civiltà, la specie o quale pietra. Il tempo è l'unica questione concreta. Quando sparirà e come scomparirà, questo è il quesito. Insieme allo sviluppo economico e sociale, alla globalizzazione e alla degenerazione dell'ambiente, questi fattori hanno un impatto sul processo di deterioramento delle statue. Viene spontaneo pensare a come proteggere queste sculture simboliche, inglobate nel paesaggio, con il loro mistero, convivendo nei differenti ambienti, naturali e urbani, in attesa di un destino. Le immagini di Jin, dal fascino discreto concepito mediante i toni bassi e piccoli fulgori, ci pongono domande circa la fragilità dell’esistenza e della storia, che il progresso ingloba nell’oblio del tempo.

LORZ ELLI

Identità in costruzione

Il Sahara occidentale rimane l'ultimo territorio da decolonizzare nel continente Africano.
Situato tra il Marocco, la Mauritania, e l'Algeria, questa ex colonia spagnola è annessa illegalmente al Marocco nel 1975.
Le Nazioni Unite ricordano da anni al mondo il diritto del popolo Saharawi all'autodeterminazione. Tuttavia a lo status quo regna, lasciando che l'occupazione marocchina si intensifichi ogni giorno di più, in barba al diritto internazionale. Il Marocco delimita, difende e occupa spazio, auspicando di rendere vano il diritto del popolo Saharawi al referendum sulla autodeterminazione, attraverso una militarizzazione del deserto, una disordinata pianificazione urbanistica e una azione politica di deculturazione del popolo Sahrawi, con azioni di contrasto che risalgono al 1975.
Anche prima della partenza degli spagnoli, l'invasione del Marocco nel 1975 allontanò la popolazione Saharawi dal territori in cui vivevano, spingendoli verso i campi profughi nel deserto algerino. I Sahrawi sono rimasti nei territori occupati, sono in minoranza e soffrono la repressione esercitata dalle autorità marocchine. La storia di questa terra del nomadismo ha lasciato una eredità sahariana quasi immateriale, che offre alla Spagna e al Marocco di usufruire di questo vasto spazio nel deserto esercitando il potere e la sopraffazione.
Come un bottino, questo territorio ricco di risorse diventa proprietà privata, eminentemente economica e commerciale. Lo sfruttamento delle risorse naturali accompagnato da una massiccia migrazione di lavoratori marocchini, è finalizzata a urbanizzare in modo repentino il territorio, mutandone di fatto le caratteristiche naturali e ambientali, anche attraverso una campagna demografica scellerata tesa a cancellare l'identità Saharawi.
Questi meccanismi di occupazione e deculturazione del popolo Saharawi sta raggiungendo un punto di non ritorno: "Marocco" inarrestabile nel Sahara occidentale, che rimane l'ultimo territorio da decolonizzare nel continente Africano.