ITALIA INTIMA. Dal neorealismo, spunti di contemporaneità
Libro in mostra
GIUSEPPE LEONE, ELIO CIOL, ROBERTO VENEGONI, MARCO FERRANDO, MARIO VIDOR, RENATO LUPARIA, CLAUDIO ARGENTIERO

MONTAGNE VERDI di YE WENLONG
28 febbraio 2018
DAL REPORTAGE AL SOGNO di GRAZIANO PEROTTI
A cura di Federicapaola Capecchi e Francesco Tadini
28 febbraio 2018

ITALIA INTIMA. Dal neorealismo, spunti di contemporaneità
Libro in mostra
GIUSEPPE LEONE, ELIO CIOL, ROBERTO VENEGONI, MARCO FERRANDO, MARIO VIDOR, RENATO LUPARIA, CLAUDIO ARGENTIERO

EX FORNACE

NAVIGLIO PAVESE, 16 – MILANO

25 marzo – 15 aprile 2018

Orari visita: dal lunedì al venerdì: 9/12,30 – 13,30/17– sabato e domenica: 11-18,30 - Ingresso libero
Chiuso domenica 1 aprile – (Pasqua)

Dal neorealismo spunti di contemporaneità
Libro in mostra

L’idea dell’Italia certamente quella di un luogo in cui architettura e paesaggio si incontrano dialogando attraverso le tante testimonianze dell’arte, rendendo il Paese tra i più incantevoli al mondo.
Stereotipi, se si pensa alle devastazioni che hanno imbruttito molte zone in diverse regioni, con ferite insanabili che hanno cancellato millenni di storia e di esperienze.
Questa mostra e il rispettivo volume, non vogliono rimarcate le bruttezze che l’uomo moderno ha edificato ma piuttosto far riflettere sul patrimonio che dobbiamo tutelare e contemplare, partendo dalle storie del neorealismo, legate al dopoguerra, alla ricostruzione, alla vita semplice che da vestigie hanno costruito culturalmente l’uomo e il suo abitare.
Le immagini di Elio Ciol, legate agli anni ’60, sono la rappresentazione visiva di sentimenti e sensazioni personali che ha catturato con stile inequivocabile in vari luoghi, lasciandosi ammaliare dai paesaggi, dalla gente e dalle atmosfere. Una visione romantica che ci accompagna dentro la serie di Giuseppe Leone che narra della sua Sicilia, attraverso vedute pi aspre, in un bianco e nero tagliente, componendo scene in cui l’uomo viene collocato tra le architetture scolpite nella memoria in un turbinio di grafismi. Il piccolo Rosario insieme al padre, nel racconto di Vittorini, ci conduco in un viaggio alla scoperta di Scicli delle sue strade, dei luoghi celati, dei volti di donne e delle bellezze inattese, in una Scicli senza tempo.
Come non apprezzare il progetto di Roberto Venegoni che nel suo girovagare tra i silenzi dell’isola di Pianosa, ritrova le tracce di un passato in cui un muro divideva gli spazi, la vita e la reclusione, offrendo con il suo sguardo discreto e una varietà di tinte tenui, un’ amabile interpretazione del luoghi, che pur nella deserto abbandono, paiono serbare i passaggi di vita che hanno popolato questi per anni.
Le immagini di Marco Ferrando ci portano invece in un paesino dell’alta Liguria.
Si tratta di una storia che arriva da lontano, dagli anni novanta, quando censiva i moltissimi edifici rurali della zona. Entra in contatto quindi con molti degli anziani proprietari, guadagnandone la fiducia e diventando l’amico, sciogliendo le diffidenze. Marco realizza la sua ricerca nei mesi invernali perché qui si concentra il maggior “pathos” nel vivere in un luogo con le caratteristiche di durezza tipiche di un borgo di montagna, pur essendo in territorio ligure.
Il viaggio casa per casa, la vita che ruota intorno alla stufa, i racconti di viva vissuta, nei bar, quale posto migliore d’aggregazione e di ritrovo.
La serie di Renato Luparia è rivolta al paesaggio piemontese delle colline del Monferrato.
Sono i campi privi di limiti, invasi da nebbie vergini ad indicare un possibile cammino di conquista. Contro i frastuoni e le volgarità dei grandi centri commerciali, degli svincoli autostradali all’ora di punta, dei campi sportivi gremiti da folle urlanti, le campagne silenziose si mostrano in tutta la loro enigmatica bellezza. È il silenzio la chiave di lettura e l’invocazione che l’artista esprime con pochi rarissimi elementi che affiorano dai bianchi eterei.
Mario Vidor ci porta in un luogo d’incanto, invidiato nel mondo: Venezia. Non facile fotografare la città pi fotografata al mondo, ma Vidor non subisce il condizionamento e cerca un proprio punto di vista, che non lascia spazio ai luoghi comuni. Si immerge nelle calle, attende la sera per vivere le atmosfere, riprende le persone nei momenti privati, si affaccia alla laguna con sentimento che il bianco e nero analogico traduce in armoniche nuance dal fascino senza tempo.
Infine le fotografie di Claudio Argentiero che, affascinato dal paesaggio perduto, trova nei territori di Verdi una condizione di sospensione temporale che appaga l’animo. Case rurali appaiono senza tempo, i vicini centri abitati a misura d’uomo, la riservatezza regna perpetua, solo qualche accenno di modernità ad inglobare case e storie vissute. Il colore fissa la luce su un pentagramma virato sulle tonalità tenui, sullo sfondo appaiono, come un sussurro, piccole abitazioni, mentre la neve scende candida disegnando nuovi scenari.