IMMAGINI DELL’ISTANTE di ROSARIO LABOZZETTA
Dal fondo e lascito Rosario Labozzetta

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IMMAGINI DELL’ISTANTE di ROSARIO LABOZZETTA
Dal fondo e lascito Rosario Labozzetta

MUSEO DEL TESSILE

SALA DEL RICAMO - VIA GALVANI – BUSTO ARSIZIO (VA)

17 marzo – 15 aprile 2018

orari di apertura: martedì, mercoledì e giovedì 14.30-18.00 / venerdì 9.30-13 e 14.30-18 / sabato 14.30-18,30 / domenica 15-18,30 – ingresso libero

Chiuso domenica 1 aprile - Pasqua

Rosario Labozzetta, detto SARINO, bustocco di adozione.
Rosario Labozzetta nasce a Reggio Calabria il 13 marzo 1934 da genitori calabresi che dopo di lui avranno altri due figli, Francesco e Bruno.
Il padre Domenico, direttore delle Imposte Dirette, viene spesso trasferito di sede.
La madre Eleonora, detta Norina, lo segue con i tre figli nelle sue peregrinazioni in varie località d’Italia. Dapprima risiedono in Toscana, a Borgo a Mozzano (Lucca) dove i ragazzi trascorrono l’infanzia.
Intanto incombono gli anni cruciali della guerra che il fratello mediano, Francesco detto Franco, rammenta così: “Quando giunse l’8 settembre ’43 non avevo ancora 8 anni; a scuola ci riempivano di propaganda del regime per cui era difficile rendersi conto di quel che stava accadendo, anche se dal Borgo vedevo spesso le formazioni di fortezze volanti americane che andavano a bombardare il nord Italia, mentre lungo la statale dell’Abetone e del Brennero scendevano verso sud camion carichi di soldati tedeschi.
Studente modello, Sarino inizi l’Università a Pisa, dove rimase un anno in attesa che papà ottenesse un trasferimento al nord per consentirgli di frequentare il Politecnico di Milano dove sia lui che Bruno, il minore di noi tre, si laurearono in Ingegneria, mentre io abbandonai la famiglia per iniziare l’avventura di allievo ufficiale presso l’Accademia della Marina Militare conseguendo poi la laurea in Scienze Marittime e Navali presso l’Università di Pisa.”
Subito dopo la laurea in ingegneria, Sarino ebbe il suo primo impiego presso la Montecatini di Terni, dove rimase per circa un anno (1958-59). Successivamente fu assunto all‘Anic-ENI di San Donato Milanese dove rimase per tutta la sua vita lavorativa: grazie alle sue indubbie capacità manageriali egli si fece strada costruendo le basi per una brillante carriera che - dopo molteplici peregrinazioni all’estero con incarichi di grande responsabilità - lo portò ai vertici di importanti poli energetici, come il Petrolchimico di Gela e il bacino carbonifero sardo del Carbosulcis, in entrambi dei quali ricopr l’incarico di amministratore delegato.
Approfondiva all’estremo ogni argomento scientifico che lo appassionasse: per accertarsene sarebbe bastata dare un’occhiata alla mole di libri sui pi svariati campi del sapere che riempivano gli scaffali della sua biblioteca.
Ma ciò che Sarino amava sopra ogni cosa era fotografare la realtà che lo circondava, osservandola con sguardo attento e curioso nelle più disparate circostanze. Angoli di città in varie parti del mondo, sagre paesane, architetture gotiche, statue primitive, scorci inusuali, paesaggi. Ma soprattutto soleva ritrarre gente sconosciuta riprendendola a distanza col teleobbiettivo, per cogliere espressioni, atteggiamenti, costumi e volti dai tratti particolari.
Inutile dire che dopo il matrimonio con Piera Crosta tutta la compagine familiare divenne un punto focale ineludibile delle sue fotografie, che ritraevano i parenti e gli amici nei momenti più significativi di ogni avvenimento, per la gioia di tutti ...
La vita coniugale di Piera e Sarino, contrassegnata dal rispetto reciproco dei propri ritmi e delle proprie abitudini, fu un sereno connubio durato 45 anni fino alla precoce dipartita di Sarino, avvenuta con il 12 ottobre 2008 dopo una lunga battaglia contro un male che non perdona.
Il 21 febbraio 2017 è purtroppo deceduta anche sua moglie Piera, la cui cugina, Anna Maria Hábermann, convinta del grande valore artistico delle fotografie di Sarino, ha accuratamente raccolto le migliaia di negativi e di stampe da lui effettuate nel corso di più di decenni, consegnando poi tutto il materiale all’Archivio Fotografico Italiano con l’espresso desiderio di costituire un fondo a nome dei coniugi Crosta-Labozzetta, di modo che queste preziose immagini in bianco e nero possano rimanere a loro futura memoria.