OLTRE IL BENE, AL DI LA’ DEL MALE IL MONDO DIMEZZATO DEL VISCONTE di STUDENTI ISTITUTO ITALIANO DI FOTOGRAFIA
A cura di Roberto Mutti

LO SPORT IN BIANCO E NERO di ALESSANDRO TROVATI
A cura di Federicapaola Capecchi
27 febbraio 2018
L’ISOLA DELLA SALVEZZA di FRANCESCO COMELLO
Courtesy FUJIFILM Italia
27 febbraio 2018

OLTRE IL BENE, AL DI LA’ DEL MALE IL MONDO DIMEZZATO DEL VISCONTE di STUDENTI ISTITUTO ITALIANO DI FOTOGRAFIA
A cura di Roberto Mutti

VILLA POMINI

Via Don Luigi Testori, 14 - Castellanza (Va)

18 marzo – 15 aprile 2018

orari di apertura: venerdì 17-19 / sabato 15-19 / domenica 10-12,30 / 15-19 – Ingresso libero

Chiuso domenica 1 aprile - Pasqua

Come forse era prevedibile nel suo destino, “Il Visconte dimezzato” fin dalla nascita si presentò nella sua dualità: è lo stesso Italo Calvino a ricordare di aver voluto all’inizio scrivere solo una storia divertente che però, man mano che la scrittura avanzava, si trasformò in un testo assai complesso carico di forti valenze filosofiche. Assumendo un tono che sarebbe piaciuto al Voltaire di “Candido”, infatti, il romanzo identifica alcuni personaggi in metafore (Trelawney è la medicina che tradisce la sua missione, i lebbrosi sono gli artisti decadenti compiaciuti di se stessi) e anticipa alcuni temi come quello dell’incompiutezza dell’uomo nella società contemporanea che pochi anni dopo, nel 1964, Herbert Marcuse avrebbe affrontato nel celebre saggio “L’uomo a una dimensione”.
Il grande pregio de “Il Visconte dimezzato” è, tuttavia, legato ai due possibili piani di lettura – uno serio e meditativo, l’altro lieve e fiabesco – che restano paralleli, non si escludono a vicenda e consentono di dare leggerezza al primo e profondità al secondo. Infine il tono narrativo di questo romanzo breve che si è conquistato un importante ruolo nella storia della letteratura (tanto più da quando è stata seguito da “Il barone rampante” e da “Il cavaliere inesistente” a formare la formidabile trilogia de “I nostri antenati”) ben si presta a una reinterpretazione fotografica. Per questa ragione è stato scelto e proposto agli allievi del corso Superiore professionale dell’Istituto Italiano di Fotografia perché si ispirassero per i loro lavori di rilettura del testo all’interno del progetto “Quando la letteratura incontra la fotografia” portato avanti con continuità dal 2010. Come nelle precedenti sette tappe di questo cammino, ai giovani fotografi non è stato richiesto di illustrare il testo ma di interpretarlo in assoluta libertà espressiva con l’unica ma stretta direttiva di attenersi allo spirito e alle tematiche del testo. Come nei precedenti casi, il risultato è stato carico di sorprendenti soluzioni che hanno messo in luce per un verso tecniche e stili diversi (si capisce subito chi ama la moda e chi preferisce lo still life, chi segue il ritmo narrativo del reportage e chi la secca definizione del ritratto) e per l’altro la generale volontà di cercare soluzioni originali capaci di sorprendere l’osservatore.  L’aspetto più pregevole di questa proposta risiede però nel fatto che non si tratta di un semplice accostamento di lavori individuali ma di una ricerca collettiva nata da incontri, dibattiti, osservazioni comuni, critiche svolte lungo il corso dell’anno che hanno poi consentito ai singoli di esprimere meglio la loro proposta. In un’epoca caratterizzata da fortissime spinte individualiste e lavorando in un ambito come quello fotografico dove sono sempre state considerate inevitabili, questo ci sembra un risultato da sottolineare con compiacimento come una lezione di vita.