UNA VISIONE EUROPEA di PIETRO DONZELLI
Courtesy Fondazione 3M – a cura di Roberto Mutti

TERRE DI NON RITORNO. 2009-2017 di VIKTORIA SOROCHINSKI
24 febbraio 2018
ASYMPTOTE di ADAM & EVE
Courtesy mc2 Gallery – Milano
24 febbraio 2018

UNA VISIONE EUROPEA di PIETRO DONZELLI
Courtesy Fondazione 3M – a cura di Roberto Mutti

PALAZZO LEONE DA PEREGO

Via E. Gilardelli, 10 – Legnano (MI)

17 marzo – 22 aprile 2018

orari di apertura: venerdì e sabato: 15-19 / domenica: 10-12,30 / 15-19 – Ingresso libero / accesso facilitato ai disabili

Chiuso domenica 1 aprile - Pasqua

Quando ci si trova di fronte alle fotografie degli anni Cinquanta si è spesso ammirati per prima cosa dalla cura e dalla qualità delle opere in bianconero che gli autori raramente affidavano ad altri preferendo stamparle loro stessi concludendo così l’intero ciclo di realizzazione iniziato con la fase della progettazione e proseguito con quello della ripresa. Nel Dopoguerra la ricerca e il dibattito culturale intorno alla fotografia è stato svolto pressoché interamente dai non professionisti, autori che si muovevano sì spinti dalla passione ma animati da un metodo di lavoro caratterizzato da grande professionalità. Pietro Donzelli, in questo panorama caratterizzato da grandi personalità (Paolo Monti, Giuseppe Cavalli, Italo Zannier, Pietro Racanicchi, Alfredo Camisa, Luigi Crocenzi per citare i più noti) svolge un ruolo importante e si distingue per vari aspetti. In primo luogo perché è un fotografo passato al  professionismo, poi per la sua costante attenzione al dibattito che lo ha portato a lavorare per riviste importantissime per la storia della fotografia italiana come sono state “Fotografia”, da lui fondata nel 1947, e “Popular Photography italiana” di cui dal 1957 è stato redattore e poi co-direttore. Dotato di una visione ampia e di una cultura internazionale, nel 1950 rompe con il Circolo Fotografico Milanese che trovava chiuso in una visione salonistica per fondare l’Unione Fotografica Italiana. Associazione internazionale di manifestazioni fotografiche con cui organizza l’anno dopo a Palazzo Brera una grande mostra dove per la prima volta in Itala erano esposti autori europei.
Gli elementi biografici sono importanti per capire lo stile che caratterizza il Pietro Donzelli fotografo già a partire da un linguaggio asciutto, essenziale, lontanissimo da ogni scivolamento retorico. Che indugi sul paesaggio naturale come quello spettacolare delle crete senesi o indaghi su quello urbano soffermandosi su elementi tipici della quotidianità (i panni stesi, il cartello che propone una casa in affitto, la sagoma di una fabbrica) quello che privilegia non è un’estetica fine a se stessa ma un rapporto diretto e autentico con la realtà. Questo senza mai rinunciare a quella vena poetica che si ritrova anche in immagini come la ripresa del “Cafè des ouvriers” in cui l’influenza della grande fotografia francese di Doisneau e Willy-Ronis appare in tutta la sua evidenza. (Roberto Mutti)