TEMPO E MEMORIA di GIOVANNI SESIA

SAN VITTORE: A MURO DURO di GIOVANNI MEREGHETTI
24 febbraio 2018
PIOMBINO. GENTE DELLA CITTA’ DEL FERRO 1970-2014 di PINO BERTELLI
24 febbraio 2018

TEMPO E MEMORIA di GIOVANNI SESIA

CASTELLO DI MASNAGO

Via Cola di Rienzo, 42 - Varese

24 marzo – 19 maggio 2018

orari di apertura: da martedì a domenica :  9.30 / 12.30 e 14.00 / 18.00

Chiuso domenica 1 aprile - Pasqua

Il tempo si ferma nelle opere di Giovanni Sesia: Ed è lui il vero protagonista: il tempo. Il tempo passato delle foto color seppia, il tempo assoluto della foglia oro, il tempo dell’oggi, attuale e contingente, del segno dell’artista, che graffia la superficie contemporanea dei suoi dipinti. Per un istante lungo un’eternità le lancette si fermano, bloccando lo scorrere della storia in uno sguardo, in un volto, in un elemento naturale, in un oggetto quotidiano. In bilico tra ricordo e apparizione, memoria e immaginazione, le immagini elaborate da Sesia rubano la nostra attenzione, ci inducono a riflettere, ad aprire le porte a un mondo altro, assai lontano eppure irrimediabilmente vicino; un’attitudine che appartiene a gran parte della produzione dell’artista ma che diventa tangibile, perfino emozionante, nella serie dedicata al manicomio di Novara. La personale tecnica di Sesia – che media la fotografia con la pittura e la parola, in un linguaggio che costituisce la vera e propria cifra stilistica dell’artista – trova in un soggetto tanto complesso e drammatico uno dei propri vertici espressivi. Il sapore della storia, intesa come memoria, e il gusto della reinterpretazione dell’immagine di cui sono impregnate tutte le sue opere, si coniuga qui con un motivo forte, capace di accendere riflessioni importanti e di aprire percorsi a tratti spaventosi ma senza dubbio necessari: il concetto di diversità. Il folle è il diverso. Il processo di alienazione e azzeramento dell’individualità a cui i reclusi in un manicomio erano sottoposti non è poi così dissimile da quello messo in atto nei campi di prigionia e di sterminio. Escludere la dimensione personale, negando l’unicità del singolo è il passo necessario per dirigersi verso la presunta perfezione della normalità. Uniformare, appiattire la realtà in un’unica dimensione, negare l’originalità. Il diverso fa paura. Il diverso induce al dubbio esistenziale. L’emarginazione del diverso è il principio base di una società che trincerandosi dietro alle proprie certezze spera di combattere i propri demoni.
Avevamo cominciato nel 2014 a riflettere su questo tema importante e ingombrante, lo avevamo fatto con una mostra dedicata a quattro grandi artisti che hanno vissuto un’esperienza in una struttura per malati psichici: de Pisis, Tancredi, Zinelli e Fraquelli. Avevamo scelto un titolo che ci pareva particolarmente calzante per esprimere il nostro punto di vista su tutte le diversità: L’ossessione della normalità. In quell’occasione avevamo parlato, con incontri, spettacoli teatrali, conferenze, dibattiti, del rapporto strettissimo e altrettanto complesso tra arte e follia. La follia di ieri e quella di oggi, che ha forse cambiato nome ma non ha cambiato volto negli occhi di chi continua a temere la diversità. Sulla scorta di quell’esperienza abbiamo dato un seguito al progetto nel 2015, con un’antologica – tra immagini e scritti – di Gino Sandri, in cerca di risposte nelle sue parole e nei suoi disegni di recluso. Ora arriviamo alla terza edizione di quello che per heart è ormai diventato un filone di riflessione importante, da affrontare da diversi punti di vista, senza precludersi alcuna prospettiva.
Questa meravigliosa serie di opere di Giovanni Sesia dà dunque un seguito degno a questo progetto ambizioso, che quest’anno si apre con maggior evidenza a tutte le facce della diversità, collegandosi alla memoria delle persecuzioni e dei pregiudizi che – ieri come oggi, nella dimensione monumentale della storia come nel nostro piccolo quotidiano – chi non è normale si trova ogni giorno a dover affrontare.
In queste opere di Sesia c’è tutto questo. Sono lavori che sanno conquistare lo sguardo, che non rinunciano all’estetica pur senza smarrire l’intensità del messaggio, che costringono con una dolce fermezza alla riflessione.
Per questo terzo passo de L’ossessione della normalità non potevamo sperare di meglio. (Simona Bartolena)

Giovanni Sesia nasce a Magenta (Milano), nel 1955. Dopo aver frequentato l’Accademia di Brera a Milano inizia a realizzare dipinti caratterizzati dall’accentuato cromatismo e dal segno forte. In seguito la sua pittura si sviluppa sulla ricerca tonale e sul contrasto tra luci e ombre lavorando tra astratto gestuale e suggestioni figurative. E’ in questo periodo che si avvicina alla fotografia quale mezzo tecnico da affiancare all’espressività pittorica.
L’artista riesce a raggiungere un perfetto equilibrio fra i due linguaggi espressivi, senza farne prevalere l’uno sull’altro e in modo che l’uno aiuti l’altro a superare il proprio limite.
La svolta è alla fine degli anni ’90 quando viene in possesso di un vecchio archivio fotografico di un ospedale psichiatrico in abbandono. Le immagini scelte da Sesia evocano la storia e la memoria e questa tendenza lo ha portato a privilegiare sempre più volti, luoghi e oggetti.
La fotografia diviene per l’artista un pretesto su cui si innesca tutto il suo istinto e la sua ricerca artistica e l’equilibrio che l’opera trasmette è dato dalle pennellate e dalla grafia, segni che creano una sinergia tra spazi pieni e vuoti, ma in perfetta combinazione tra loro. Dalle antiche lastre trovate nei manicomi, alle vecchie immagini rinvenute, agli scatti da lui eseguiti, i soggetti scelti appaiono al tempo stesso lontani e familiari ed hanno la forza di penetrare nell’anima e di chiedere di non essere dimenticati. Sesia li riscatta dall’oblio e li offre a colui che li guarda con rispettoso amore.
I soggetti, scelti con estrema cura e passione, sono antichi ed atavici ed il solco in cui Sesia si muove è inevitabilmente intriso di tradizione. Utilizza abilmente i colori caldi della terra, i bruni, l’ocra e poi la ruggine per porre l'accento sull’umanità dei suoi soggetti.
Sostenuto dalla critica e dal pubblico, questo artista si sta imponendo sempre più sulla scena nazionale ed internazionale. Ha tenuto numerose mostre personali in Italia e all’estero.