POETICHE DELL’OBLIO di ROBERTO VENEGONI, SILVIA LAGOSTINA, GIOVANNI CEDRONELLA, CLAUDIO ARGENTIERO

LA POETICA DELL’INFANZIA di MARINA KAZAKOVA
19 febbraio 2018
LE STAGIONI DEL PAESAGGIO autunno 21/09-20/12. Il giallo e il rosso del GRUPPO FOTOGRAFICO LANDSCAPE’S HUNTER
19 febbraio 2018

POETICHE DELL’OBLIO di ROBERTO VENEGONI, SILVIA LAGOSTINA, GIOVANNI CEDRONELLA, CLAUDIO ARGENTIERO

MONASTERO DI CAIRATE

Via Monastero, 4 – Cairate (Va)

24 marzo – 22 aprile 2018

orari di apertura: sabato e domenica dalle 14 alle 17 – dal primo aprile: sabato 14/18 – domenica 10/12 – 14/18– Ingresso libero

Chiuso sabato 30 Marzo e domenica 1 aprile - Pasqua


Luoghi, tracce, figure Siamo abituati a pensare che tutto ciò che è abbandono è da considerarsi ripugnante, poiché esteticamente appare sgraziato e decadente. L’incuria del tempo si insinua nel ventre dei luoghi fino a partorire un degrado perenne, che solo la natura può incorporare, celando l’artefatto in un ramificazione dal fogliame generoso, rendendolo suggestivo. Ecco, allora, che la nostra percezione muta, poiché non vediamo l’incuria ma una forma nuova, disegnata nel paesaggio, tanto da incuriosire il nostro sguardo. Questa mostra nasce con l’intento di rivelare quanto nell’abbandono vi sia una poetica senza tempo, declinata in ambienti silenziosi, dalle forme più varie che il tempo ha tracciato, ritrovando negli oggetti una sorta di archivio della memoria, che attende di essere percepito e documentato, con sensibilità, nell’immaginaria rappresentazione del fotografo, che cauto si muove tra crolli e pavimenti sconnessi, con rispetto, muovendo passi leggeri e soffermandosi incantato a osservare quello che l’uomo ha lasciato, nell’oblio della rovina. L’abbandono porta nell’utero figli regrediti, mutando scenari e alimentando sensazioni scomposte, dalla città ai più intimi insediamenti rurali,  dalle fabbriche alle colonie, dalle case agli ospedali. Il tempo si è fermato nelle immagini di questi autori, non ci resta che farci catturare dalle composizioni sobrie dai toni mutevoli, o dal bianco e nero vigoroso, per ritrovare il senso delle cose, che pensiamo perdute,  ma che invece ritornano alla vita, grazie allo sguardo dei fotografi in mostra, tra illusione e sogno. Quel che resta sono le tracce, che rimembrano luoghi vissuti dove vite private e impegno si sono districate nella fragilità dell’esistenza. (Claudio Argentiero)